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Un gruppo di beneficiari del S.A.I. (Sistema di Accoglienza ed Integrazione) del Comune di Palermo, ospiti della struttura di via Restivo gestita dalla cooperativa sociale Badia Grande, ha visitato ieri la mostra “Oriri“, del fotoreporter Francesco Bellina, curata da Luca Santese. 41 scatti esposti in una grande sala a Palazzo Sant’Elia, a Palermo, che raccontano il dramma della tratta delle schiave sessuali nigeriane.

Il foto- giornalista trapanese ha presentato il suo progetto, partito circa 4 anni fa dal quartiere Ballarò, che lo ha portato, attraversando il Mediterraneo e varie regioni dell’Africa,  fino in Nigeria, a Benin Ciy, paese natale di quasi tutte le vittime di tratta.  I beneficiari hanno ascoltato con interesse le sue parole e guardato con attenzione le fotografie che immortalano un viaggio che narra la sofferenza, le violenze, anche psicologiche, le credenze popolari, la povertà, il tragitto infernale sui barconi dalle coste libiche all’Italia ed un sistema criminale che unisce l’Africa e l’Occidente. “Per me è stato un onore- ha detto Francesco Bellina– ricevere la visita dei beneficiari dei progetti di accoglienza e integrazione. Sono persone che conoscono il tema benissimo e che hanno vissuto esperienze forti nei loro paesi d’origine. È importante per me che chi conosce quei luoghi, si ritrovi in quelle immagini”.

Bellina ha anche spiegato il significato del titolo della sua mostra: Oriri nella lingua dello stato del Benin  significa “spiriti”, “incubi”, raccontando i riti  woodoo che legano, per sempre, le donne nigeriane ai loro sfruttatori. Queste, infatti, vengono strappate con l’inganno alla loro terra con la promessa di un lavoro e di una vita migliore e poi vengono costrette, sotto la minaccia di una maledizione, a prostituirsi. Tra le 41 fotografie ce n’è anche una che racconta una storia di riscatto:  una donna, che proprio grazie all’aiuto del fotoreporter,  è riuscita a fuggire dai suoi aguzzini aprendo le porte ad una nuova vita.

In mostra anche una foto che ritrae Don Emeka, con le sue cicatrici, personaggio che i beneficiari hanno immediatamente riconosciuto. Il 29enne nigeriano, deceduto in carcere nel 2019 , infatti, viveva a Palermo e dopo una brutale aggressione subita da parte del clan nigeriano “Black Axe”, aveva deciso di collaborare con gli inquirenti palermitani permettendo di identificare alcuni componenti della mafia nigeriana.

La cooperativa sociale Badia Grande ringrazia il fotoreporter Francesco Bellina per avere accolto i beneficiari alla sua mostra auspicando, dopo l’incontro ‘da remoto’ per la Festa del Rifugiato 2021, nuove occasioni di incontro e di scambio reciproco di idee ed esperienze sui temi e le problematiche riguardanti l’immigrazione, l’accoglienza e l’integrazione socio culturale di chi fugge dalla propria terra alla ricerca di un futuro dignitoso in un altro Paese.